A un'informazione spesso distorta e fuorviante, istituti, associazioni e movimenti di ispirazione cristiana attivi nel settore replicano dati alla mano: il tracollo di parte della scuola statale non è attribuibile alla scuola cattolica, che non è “privata” e svolge un'azione fondamentale a beneficio delle famiglie, consentendo anche un risparmio per le casse dello Stato.
04.03.2010
Diverse centinaia di migliaia di persone - docenti, dirigenti scolastici, studenti e le loro famiglie
- che si riconoscono nelle sigle che firmano questo testo intendono invocare precisione e verità nell’informazione e nella comunicazione a proposito delle scuole paritarie.
Anzitutto occorre affermare - quanti strumenti di comunicazione lo dicono con chiarezza? - che
attualmente in Italia esiste un unico Sistema nazionale di istruzione (legge 62/2000) costituito
dalle scuole statali e delle scuole paritarie. Il sistema è unico: non è corretto quindi affermare -
spesso mediante un abile copia-incolla di immagini e interviste restituite solo parzialmente -
che il tracollo di certa scuola pubblica statale debba essere attribuito alla scuola pubblica
paritaria cattolica.
Nella Diocesi di Milano come in tutta Italia esistono scuole pubbliche statali eccellenti, grazie
al lavoro di ottimi dirigenti scolastici, a validissimi insegnanti, al contributo di genitori attenti.
Esistono però anche altre scuole pubbliche statali in situazione di degrado educativo e
relazionale, prima ancora che didattico e statico-conservativo. Attribuire le responsabilità per
la situazione in cui versano alcune scuole pubbliche statali alla presenza delle scuole pubbliche
paritarie cattoliche e di ispirazione cristiana è un’affermazione errata.
Lo Stato italiano impegna 57 miliardi di euro per la scuola pubblica statale, corrispondenti a un
costo annuo per alunno di circa 7.500 euro.
Un alunno di scuola pubblica paritaria (sono 1.072.560 studenti) costa allo Stato 600 euro
all’anno, quindi 6.900 euro in meno ad alunno, pari al risparmio per lo Stato di 7 miliardi e
900 milioni di euro.
Le famiglie che scelgono la scuola paritaria, oltre a contribuire alla spesa della scuola
frequentata, pagano le tasse che a loro volta sono comprensive del servizio di istruzione
scolastica pur non usufruendone.
La Chiesa opera la sua azione pastorale nei confronti di tutta la scuola pubblica, statale e
paritaria, non solo di quella cattolica e di ispirazione cristiana. Il concetto di “scuola privata” è
quindi fuorviante ed estraneo alla realtà.
Le scuole pubbliche paritarie cattoliche e di ispirazione cristiana svolgono, secondo la legge, un
servizio pubblico e pertanto sono aperte a tutti coloro che ne condividono liberamente l’offerta
formativa.
Le famiglie disagiate che aderiscono al progetto educativo delle scuole pubbliche paritarie sono
aiutate dalla Regione Lombardia e in misura maggiore con enormi sacrifici dai gestori e dai
genitori delle scuole stesse per alleviarne parzialmente il peso.
Pertanto i contributi al funzionamento risultano molto diversificati a favore dell’utenza. Oggi
gli studenti iscritti alle 1.190 scuole pubbliche paritarie cattoliche e di ispirazione cristiana
della Diocesi di Milano (gestite attualmente da parrocchie, collegi arcivescovili, istituti religiosi
femminili e maschili, da cooperative e associazioni di genitori) sono 129.443, dall’infanzia alla
secondarie di 2° grado; di loro si occupano oltre 10 mila insegnanti. Queste scuole, in virtù del
servizio pubblico che svolgono, accolgono anche alunni disabili (attualmente sono 1.206 nella
sola diocesi di Milano) e stranieri (4.701).
A questo proposito, mentre per la scuola pubblica paritaria lo Stato, a livello di infanzia e di
primaria, riconosce un minimo di contributi per i disabili - cioè predispone le condizioni
affinché i bambini disabili possano esercitare il proprio diritto fondamentale di istruirsi - per la
secondaria di 1° e 2° grado lo Stato non ha mai garantito questo diritto, infliggendo così alle
famiglie ulteriore sofferenza.
La gravità della situazione educativa del nostro Paese richiede di ragionare tutti insieme sulle
possibili soluzioni per far sì che la responsabilità educativa possa essere concretamente,
positivamente e pienamente esercitata da tutti gli attori in gioco, a partire, come previsto dalla
nostra Costituzione, proprio dalle famiglie.
In tutti serve la consapevolezza che sono necessarie più risorse per tutte le scuole, statali e
paritarie. A maggior ragione in una condizione di difficoltà socio-economica, come quella
attuale, vanno decise le priorità per il presente e per il futuro: è urgente un adeguato
investimento sulle “risorse umane”.
Una corretta informazione aiuti a comunicare e a far conoscere le vere necessità della scuola e
a sensibilizzare chi a diverso titolo ne ha responsabilità affinché lavori per il bene degli
studenti e di tutti i protagonisti della realtà scolastica.
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